archeolgia-scientifica-sconosciutaArcheologia Ingegneristica.   Le antiche opere, che per i limiti della tecnologia attribuita al passato, non dovrebbero esistere.

Tutti  ammiriamo le straordinarie opere  artistiche e industriali di un  passato anche remoto.  Pochissimi però si chiedono  quali siano le tecniche  con le quali  siano state realizzate.  Sembra  che l’ archeologia ingegneristica del passato non interessi  nessuno,  soprattutto agli archeologi.   Questo disinteresse, probabilmente  dipende dal fatto  che  fino a pochi anni fa  coloro che si  interessavano attivamente  di archeologia  erano solo i  laureati in scienze umanistiche,  nei cui corsi di laurea  non si prevedeva alcun insegnamento  di chimica,  fisica,  tecnologia e di scienza applicata.

Per ri-conoscere le cose le si deve prima  conoscere. Se non si hanno  delle conoscenze scientifiche  sufficienti,  per non  fare la figura di ignorarle qualcuno  tenta di dare delle spiegazioni che di scientifico non solo non hanno nulla, ma possono anche essere  scientificamente  inaccettabili.

Quali sono state le scoperte archeologiche alle quali  l’ archeologia ingegneristica  ha dato  spiegazioni perlomeno discutibili   ?

  1. Le  piramidi.
  2. Gli antichi obelischi   egizi, in Granito. Il trasporto degli obelischi dalla cava alla loro sede definitiva.
  3. La scultura dei geroglifici sugli obelischi e su altre superfici in Granito o in Diorite.
  4. Il trasporto dall’ Egitto e la messa a dimora delle immense colonne di granito di S. Maria degli Angeli a Roma.
  5. La realizzazione di immense muraglie poligonali.
  6. La costruzione di un  mausoleo come quello di Teodorico  a Ravenna.
  7. Coral Castle. Una costruzione stranissima.

La costruzione delle piramidi.

archeologia ingegneristica. Antico Egitto

Le leggi del piano inclinato

La piramide di Cheope è alta 146 metri.    Alcuni  archeologi, affermano che si sia potuta costruire per mezzo di un piano inclinato in terra battuta, con una pendenza massima del 10 %. Se la pendenza  fosse stata maggiore non sarebbe stato possibile trascinare i pesanti blocchi di arenaria fino a porli a dimora.
Se la pendenza del piano inclinato deve essere mantenuta al 10% vuol dire  che per  arrivare  alla sola altezza di  10  metri, la sua lunghezza deve essere di cento metri.
Con una  pendenza mantenuta del  10%  essendo l’ altezza della piramide  di 146 metri,  risulta che il piano inclinato dovrebbe avere una lunghezza  di  ben  1460  metri, che sarebbe un’ opera colossale più grande  della Piramide !

Considerando che:

  •  Ad ogni aumento in altezza della piramide, anche  il piano inclinato, dovendo mantenere la pendenza del 10%  dovrebbe  essere rifatto interamente. Cioè:  allungato e rialzato nella sua totalità
  • Nel deserto  esiste solo sabbia ( mista a pietrisco)   che non può  essere compattata per sostenere il notevole peso delle svariate tonnellate  dei singoli blocchi  di arenaria. Ma anche  se il terreno fosse più duro, non avrebbe mai la resistenza di sopportare i  carichi di svariate  tonnellate  senza franare.
  • Anche se si usassero dei rulli di legno per tentare di facilitare la loro salita sul piano inclinato, visto il notevole peso dei blocchi,  essi rulli affonderebbero subito impedendo ogni altro movimento verso la salita. Inoltre, sotto il peso dei blocchi si consumerebbero e si frantumerebbero presto.
  • Per trascinare il pesante carico  occorrerebbe  anche che il piano inclinato  si estendesse  oltre il punto in cui collocare il blocco.  Altrimenti lo si dovrebbe spingere e questo  non ha senso perché occorrerebbe una spinta maggiore  di quella necessaria  per trascinarlo.

    Inoltre:

  • Se gli operai. una volta arrivati  alla sommità del piano inclinato,  non avendone disponibile  un’ estensione, per poter trascinare il blocco in posizione definitiva dovessero posizionarsi  sulla superficie orizzontale  dei blocchi messi già in opera, avrebbero dovuto  aumentare di molto la forza  di trazione, perché in questo caso  sarebbe cambiato l’ angolo di  traino,  che  da 0°  sarebbe passato  a 10° rispetto al piano inclinato .  In altre parole, non ce l’ avrebbero fatta mai.
  • I piedi degli operai erano quelli che abbiamo  anche noi, e che  sotto un carico eccessivo affonderebbero o scivolerebbero verso il basso del piano.
  • Un uomo  orizzontalmente  può esercitare  una trazione massima di 30 circa 30 chili e in questo caso, essendo l’inclinazione del  piano di 10° e il peso medio di un blocco  di circa 10 tonnellate, sulla rampa ci sarebbero dovuti  stare  almeno  400 uomini a tirare  contemporaneamente  delle corde di canapa che sarebbero  dovute essere capace di sopportare un carico di trazione molto alto.
  • Non esiste alcuna traccia della passata esistenza di questo ipotetico piano inclinato.
  • Vista l’enorme mole  di questo piano che avrebbe dovuto essere lungo  1460  metri, la sua costruzione avrebbe richiesto un  enormemente  lavoro  di movimento terra, più grande  e lungo della costruzione della stessa Piramide.
    archeologia ingegneristica

    Piramide di Cheope

    Sembra   che  le spiegazioni dateci da alcuni archeologi    non siano inattendibili.

    Si sono fatte altre ipotesi  ma tutte sono rimaste tali.  Rimane  la meraviglia di come questi antichi popoli riuscissero  a trasportare simili carichi a distanze e ad altezze notevoli,  e di come l’ archeologia ingegneristica non sia capace di chiarirci il mistero.

 

 


Archeologia ingegneristica e  antichi obelischi  egizi, in Granito.

archeologia ingegneristica

Obelisco di S. Giovanni a                      Roma

L’obelisco più alto di Roma  si trova in piazza S.Giovanni in Laterano a Roma, nelle vicinanze  della basilica di S.Giovanni e del Palazzo del Laterano.
E’ stato scolpito in granito rosso, misura  32.18 metri in altezza (45.70 metri compresa  la base) e pesa 230 tonnellate.

Realizzato all’epoca dei faraoni Tutmosis III e Tutmosis IV (XV secolo a.C.) E’ l’obelisco più antico di Roma.  La sua origine  risale al  tempio di Amon-Ra a Tebe (Karnak) in Egitto. Fu l’imperatore Costanzo II nel    357  a farlo portare  a Roma, e fu eretto dal praefectus urbi Memmio Vitrasio Orfito  al  Circo Massimo,

Ritrovato spezzato in tre  nell’ anno 1587, unitamente all’obelisco Flaminio, e fu posto nella sua attuale  sede  nell’ anno  1588  da  Domenico Fontana  in seguito agli ordini di papa Sisto V

Cosa può aver causato la frattura di un colosso del genere ?

L’ archeologia ingegneristica  non ce lo dice.  La vera causa è sconosciuta ma probabilmente fu uno dei terremoti che in passato colpirono  Roma  a farlo  cadere fratturandolo.

Sono  note le tecnologie necessarie per il suo trasporto da Tebe (Karnak)   a Roma ?

Si possono solo fare ipotesi.  Trasportare per terra e per nave una massa lapidea di  230 tonnellate con una lunghezza di 32.18  metri avrà richiesto delle tecnologie adatte,  che però non solo non conosciamo e che  riusciamo difficilmente ad ipotizzare.   Dell’ ingegneria  tecnologia del passato non conosciamo praticamente quasi nulla.    Il legno   svanisce in pochi anni.  Il ferro finisce in un mucchio di ruggine che sparisce  presto sotto  azione degli agenti atmosferici.  Non è rimasta traccia di nulla che possa essere utile a  comprendere quali siano state le  antiche  tecnologie. L’archeologia ingegneristica  attuale non ha i mezzi atti a scoprirle e le varie ipotesi non hanno nulla di scientifico.

Secondo l’ archeologia ingegneristica, come avvenne il loro trasporto via mare ?

Potente gru ponte. archeologia ingegneristica

Gru a ponte

Non lo sappiamo con  certezza, ma sembra oltremodo  ovvio  come   gli obelischi siano stati  trasportati a Roma via mare per mezzo di grandissime chiatte costruite appositamente a tale scopo e poi dismesse.
Rimane però  il grande  mistero  di come abbiano fatto a sollevare e  soprattutto  depositare simili carichi su delle chiatte, oscillanti  sull’ acqua  anche ad un minimo spostamento del loro baricentro.
Forse anche questa modernissima  gru a ponte  non sarebbe stata  adatta a sollevare  pesi di 230 tonnellate per depositarli delicatamente  su una chiatta.


Ma un altro dei problemi irrisolvibili è quello di sapere come gli antichi egizi abbiano fatto a scolpire e  lavorare  il granito.

L’ ingegneria  tecnologia  non ce lo dice.  Sappiamo però  che il Granito è una pietra durissima che per poter  essere lavorata necessita di strumenti  muniti di utensili  creati con metalli speciali, che secondo gli archeologi  gli egizi non possedevano.
Alcuni sono arrivati a dire  che questi  popoli  sono stati estremamente bravi nel riuscire lavorare pietre anche durissime  come lo è il  Granito e l’ ancor più dura Diorite  con i  soli utensili   di Bronzo !  Questo non può essere in alcun modo vero perché  uno strumento di Bronzo se usato contro il granito si spunterebbe al primo colpo.  Affermare qualcosa di  simile  vuol dire solo essere assolutamente privi di una minima preparazione scientifica. Anche il Ferro  non  sarebbe di alcuna utilità, perchè ha un durezza i sufficiente.  Se  hanno scopito il Granito e la Diorite   è indiscutibile come dovessero  disporre  di strumenti metallici durissimi. 

archeologia ingegneristica

Geroglifico su granito

I Geroglifici presenti sugli obelischi.

Non sarebbe possibile scolpire  alcun geroglifico sul Granito  usando strumenti di Bronzo.
Inoltre.  Si è visto  anche  come per  “scrivere”   sul Granito  gli egizi  abbiano dovuto avvalersi  di strumenti  rotanti simili ai nostri trapani, e muniti  di punte durissime, non certamente di Bronzo !

Insomma, l’archeologia ingegneristica, a volte,  non essendo in grado di  scoprire la verità, inventa,  e in questo caso, incautamente  lo ha fatto.

Sculture i Diorite. L’ archeologia ingegneristica del passato  tace.

archeologia ingegneristica

Diorite. statua di                 Khafre, Giza.

La  Diorite è una roccia  durissima,  più del granito.  E’ di natura eruttiva intrusiva, costituita da un plagioclasio sodico-calcico associato ad anfiboli, pirosseni e miche. Fornisce ottime pietre da costruzione e da decorazione. E’ stata usata più volte dal popolo egizio  per scolpite immagini di  personaggi di altissimo libello.
E’ durissima  e difficilissima  da lavorare  come  da scolpire.  Si dice che sia così  dura che gli antichi popoli come gli antichi Egizi usassero delle sfere di Diorite per lavorare il granito,   ma anche questo è poco credibile.
A questo punto mi chiedo  se l’ ingegneria tecnologica  attuale non stia dando i numero  all’ Otto, quando afferma che  quei popoli conoscessero solo  il bronzo  !

Mi sembra  evidente  come la tecnologia del passato non la si conosca, e che troppi  si

archeologia ingegneristica

Monolite di Baalbek ancora ancorato alla roccia

ostinino ancora a considerala  come estremamente primitiva.
Esistono dei reperti archeologici  che dimostrano come le tecnologie di civiltà ormai  perdute, anche se solo in alcuni casi,   essere addirittura superiori alla nostra.
Di questo ne è testimone un monolite presente a  Baalbek, il celeberrimo monolite  che si trova ancora parzialmente attaccato ad una cava di calcare,  ad 1 km. dal tempio di Heliopolis nel quale probabilmente lo si voleva trasportare.

Caratteristiche  di questa tipologa di  monoliti.

Questo blocco è lungo  22 metri, e ha un peso stimato di  circa  1000/1500. tonnellate   Si tratta di qualcosa di mostruosamente pesante e anche se non è poi stato trasportato a dimora vuol dire che quel popolo forse aveva sopravvalutato le proprie capacità  di trasporto  esagerando un po’,  ma comunque, se lo  hanno fabbricato vuol dire che  erano  in grado di trasportare pesi notevolissimi.
Nella zona comunque  sono presenti anche altri  2 monoliti simili.
Oggi non esiste ancora  in tutto il pianeta una gru in grado di sollevarlo. Non esiste nessuna spiegazione sul come fosse possibile movimentare questo enorme blocco di pietra.
Nella stessa zona, di questi  enormi  monoliti che ne  sono altri.   Non si comprende il perché coloro che li hanno fatti  con  probabili  enormi  dispendi  di energie,  poi  li abbiano  abbandonati là, dove li hanno cavati  e scolpiti.
Era forse  un  popoli di pazzi  ? Sicuramente no. Non lo  capiremo mai, e allora qualche cultore di archeologia ingegneristica lavora di fantasia per non dover ammettere di non sapere.


Le colonne di Santa Maria  degli Angeli a Roma.

archeologia ingegneristica

Roma.  S. Maria degli Angeli

Queste colonne sono state portate i quest via dall’ Egitto dagli antichi  romani. Si trovano nella Basilica di Santa Maria degli Angeli in Piazza della Repubblica a Roma.

Non credo occorra  specificare il loro peso e la loro altezza.  Basti dire che per abbracciarle occorrono tre persone.   Quel che stupisce non è solo la loro immensità e la loro perfezione dovuta all’ abilità degli antichi egizi,  ma il fatto che  esse siano  state  cavate, trasportatemodellate ed erette nella loro sede originale,  per poi  essere portate via dai romani  e trasportare  a Roma con apparente facilità.   Se riuscissimo a comprendere veramente  la tecnologie che sono state necessarie  per realizzare tutta questa stupenda grandiosità,  credo che  uno’  po’ ci dovremmo vergognare di considerate gli  antichi popoli come meno evoluti di noi.   Inoltre, mi chiedo cosa lasceremo noi  di bello, di grande e di buono ai nostri posteri,  se non, discariche e orribili opere in cemento  armato ?

 


Le mura poligonali di Cuzco.

Mura ciclopiche Cuzco.

Mura ciclopiche. Cuzco

L’ ingegneria tecnologica odierna è bene che  taccia umilmente di fronte alla difficoltà di descrivere come abbiano fatto gli Incas  a  costruire tra il 1438 e il 1500 simili  muraglie.   Si immagina facilmente  quanto pesino quei blocchi.   Non sappiamo però il perché abbiano dato loro  quelle particolari forme e come abbiano fatto a farli combaciare così perfettamente  tanto che non si riesce  far penetrare  tra di loro nemmeno la lama di un coltello.   Non è nemmeno stata usata alcuna malta per unirli.

Oggi potremmo realizzare opere ingegneristiche simili ?

Potente gru ponte

Gru a ponte

Anche oggi, con tutte le nostre tecnologie avremmo grosse difficoltà a realizzare opere del genere.  Sarebbe  quasi impossibile  trasportare masse lapidee  di così grandi   dimensioni,  dalle cave  fino alle sedi  di posa.   Eppure  si dice che  gli Incas trascinassero quegli enormi blocchi in forma grezza, fino alla loro sede  definitiva e poi, una volta arrivati sul posto  ne dessero  loro la form definitiva.
Si dice che  gli Incas non possedessero   che strumenti manuali di ferro,  tante braccia e grosse  corde.
Non so  se ai nostri tempi ci sia  qualcuno  che  con una moderna gru possa riuscire a sollevare  e  trasportare  –anche  con dei mezzi atti ai  “trasporti speciali” –  un monolite  simile a quello cui si appoggi  quella turista.  Forse si, ma si provi a farlo solo con la forza delle  braccia e con l’ ausilio di corde.


Il mausoleo di Teodorico  a Ravenna.

mausoleo di teodorico

Mausoleo di Teodorico

Il mausoleo di Teodorico fu costruito esternamente  alla  cerchia muraria di Ravenna, in un area   che in passato era una zona funeraria; una necropoli, riservata probabilmente ai Goti.

Successivamente alla “Prammatica Sanzione” (a. 560)  diventa parte dei beni ecclesiastici.
Non è noto se questa costruzione  fosse stata riconsacrato  nella data di quell’ evento.  Andrea Agnello,  vissuto prime del IX secolo,  ci rende noto  che ai suoi tempi  era  riservata al culto di “Santa Maria ad Farum“, a causa della vicinanza di un  faro.

Descrizione che ne da l’ archeologia ingegneristica.

E’ una costruzione particolare,  diversa da tutte le altre strutture murarie   del ravennate.  Non sono stati usasti mattoni, ma solo  blocchi pietra d’Istria  forse  al solo  scopo di ricordare  il palazzo di Diocleziano a Spalato.

il mausoleo  di Teodorico  ha una pianta a decagono  e  riprende la tipologia di  molto altri mausolei dell’ antica Roma, vedi:  Mausoleo di Cecilia Metella).
In questa costruzione  molti  dei blocchi  lapidei  che lo costituiscono non sono posizionati  in modo usuale.  Non hanno una forma a parallelepipedo   regolare. Sono talmente incastrati bene fra di  loro da ricordare le mura megalitiche incaiche.  Qualcuno ha calcolato che nemmeno un terremoto catastrofico potrebbe demolirlo.

LA COSA PIU’   STRABILIANTE   STA NELLA   SUA COPERTURA  PESANTISSIMA  MONOLITICA  A CALOTTA.
archeologia ingegneristica. calotta-mausoleo-teodorico.-ravenna.

Calotta superiore monolitica da 230 Tonnellate

E’ un enorme  monolite  in pietra d’Istria, con le misure  di  10,76 metri di diametro e   con 3,09. in altezza.  Ha un peso di circa 230 tonnellate.
Fu trasportata a Ravenna dall’Istria, via  mare,  e posizionata  sulla sommità,  forse ancorandola alle  sue dodici anse.
In verità, come i costruttori siano riusciti a porre questa pesante calotta monolitica  sulla sommità   della costruzione non lo sappiamo.
Ci sono varie ipotesi ma una più bizzarra dell’ altra.

In archeologia ingegneristica  si pensa a  due  ipotesi.
  1. Che  la calotta:
    a)  Sia stata agganciata con delle corde alle sue  dodici anse.
    b)  Sollevata fino all’ altezza  del mausoleo.
    c)  Spostata  lateralmente al disopra di esso.
    d)  Calata giù verticalmente.
    e)  Posizionata la dov’è ora.
  2. Oppure  che:
    a) Sia stata  fatta prima una grossa buca nel terreno circostante.
    b) Vi si sia  costruito dentro  il mausoleo.
    b) La calotta sia stata poi trascinata sul terreno posizionandola gradualmente  sopra la costruzione.
    c) In fine sia stata asportata  tutta la terra intorno per liberare  tutta la ostruzione.
    Ipotesi:
    Visto il peso  di 230 Tonnellate, ogni   corda   ancorata ad ogni ansa avrebbe dovuto  sostenere il carico di più di 19 Tonnellate.     E’ difficile credere che una corda di canapa  –per grossa che fosse-   sarebbe stata capace  di  sostenere un carico simile.
    Difficile anche credere  che  sia esistita una gru di legno tanto robusta,  da poter sostenere e  sollevare 230 Tonnellate, e girare poi il suo braccio orizzontalmente fino posizionare  questa massa lapidea monolitica esattamente sopra la costruzione.
    In altre parole: è davvero difficile credere che una  gru di legno, una volta  che essa abbia fatto giungere il carico ad altezza voluta, abbia poi potuto  spostare  orizzontalmente  il suo braccio  per collocare  la calotta sulla costruzione, perché la leva risultante   – la cui lunghezza   non avrebbe potuto essere minore  ai 6 metri–  e non avendo un altro braccio contrario  per il necessario bilanciamento,  avrebbe  causato  il crollo della gru, la sua frattura.2° Ipotesi:
    Più realistica ma comunque poco credibile, perché anche trascinare un peso del genere lungo un piano di terra fino posizionalo esattamente dov’è ora, richiederebbe sforzi  enormi e  rischi di crolli imprevedibili.
    In effetti però,  il Mausoleo è posto in una depressione  che potrebbe essere un indizio a favore di questa seconda ipotesi, ma sempre  ipotesi rimarrà.Rimane il fatto  che di fronte a questi misteri  che  poi misteri non sono, la nostra scienza investigativa  si arrende miseramente.

 


In fine  voglio segnalare un vero mistero che  l’ ingegneria archeologica non sa spiegare.
archeologia ingegneristica.

Coral Castle

 

Coral Castle è una strana  costruzione  realizzata   in pietra calcarea  che  si trova a Homestead, in Florida.
E’ stata  realizzata da Edward Leedskalnin,  nato in Lettonia  e  poi naturalizzato statunitense.   Per costruire  questa articolata  struttura ha  usato pesanti  blocchi  di pietra  lavorati e scolpiti  con forme di  grandi tavoli, di mura,  di sedie,  bassorilievi. Esiste anche un torrione che può  essere abitabile.

 

archeologia ingegneristica- Coral Castle

Pesante porta girevole in pietra.

Il peso totale di questa originalissima costruzione si aggira intorno  alle 1.100 tonnellate.  Edward Leedskalnin l’ ha costruita da solo e lavorando  solamente di notte.   Nessuno fin’ora è riuscito  a  comprendere  come abbia potuto movimentare tutto quel pesante materiale  lapideo  senza alcun aiuto  e senza mezzi meccanici.

Per saperne di più vedi  qua una  gustosa descrizione.
Vedi anche le  molte Immagini di Coral Castle  

 


Nel Mondo   esistono molte altre costruzioni   MEGALITICHE  dalle funzioni  ancora inspiegabili,  e alla  cui esistenza  l’archeologia ingegneristica non  sa dare oneste  spiegazioni.

archeologia ingegneristicaC’è da chiedersi infine:  Ma questi antichi popoli  costruttori  di opere murarie così grandi, erano tanto pazzi da riservare tutta  la loro energia fisica ed economica alla costruzione di opere megalitiche anche apparentemente inutili, oppure  avevano trovato il modo  di cavare, sollevare, trasportare e mettere in opera pesi enormi ma con pochissima  fatica  ?

L’ archeologia ingegneristica  non ce lo dice, eppure  nessuno  può credere  che siano stati  pazzi  !Pensieri liberi.


 

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